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mercoledì 18 luglio 2012

Decreto Rinnovabili: eolico alla prova


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari

Lo sviluppo del mercato eolico italiano è da sempre stato influenzato dalla normativa e negli ultimi anni i cambiamenti sono stati numerosi e frequenti: dopo un periodo di “espansione”, nel 2007 e soprattutto nel 2008, conseguente all’introduzione dell’obbligo di ritiro da parte del GSE dei Certificati Verdi invenduti (il sistema di incentivazione con cui a partire dal 2000 si è “finanziato” il settore dell’eolico, oltre alle altre energie rinnovabili elettriche non fotovoltaiche), si sono susseguiti a partire dalla metà del 2009 interventi di contenimento della spesa da parte del legislatore che hanno più volte messo in dubbio dalle fondamenta il meccanismo dei Certificati Verdi. Sino ad arrivare al 2011, con l’emanazione del Decreto sulle Rinnovabili (D.Lgs. 28/11) che ne ha previsto la definitiva cessazione a partire dal 2013 ed il conseguente rallentamento delle installazioni cui stiamo oggi assistendo. Il 6 Luglio 2012 è stato finalmente firmato – con oltre 9 mesi di ritardo – il Decreto Interministeriale che deve dare corso “operativo” alle linee guida stabilite nel 2011.

Il sistema, a detta, degli operatori presenta luci ed ombre, ma con le ultime purtroppo a prevalere. Se infatti non paiono esserci problemi di sorta per gli impianti che entreranno in funzione entro la fine del 2012 e per tutti quelli attualmente in funzione, per i quali è previsto un transitorio verso l’eliminazione dei Certificati Verdi estremamente “morbido” e non impattante sulla redditività dell’investimento. Molto più complessa è la situazione per i nuovi impianti, soprattutto quelli con taglia superiore a 5 MW (oltre il 99% della nuova potenza entrata in funzione nel 2011)....continua a leggere

martedì 17 luglio 2012

V Conto Energia: critiche da associazioni e Ue


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari

Sarà in vigore a partire dal prossimo mese di settembre il V Conto Energia, per cui sono stati varati due decreti per lo sviluppo nei prossimi anni delle energie rinnovabili in Italia.

Si tratta del decreto sulle rinnovabili elettriche, firmato dal Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, insieme al Ministro dell’ambiente Corrado Clini e di concerto con il Ministro dell’Agricoltura Mario Catania, e del decreto sul V Conto Energia, firmato Passera e Clini.

I testi due decreti sulle rinnovabili puntano sullo sviluppo di un settore sempre più strategico che possa apportare un ottimo contributo all’uscita dalla crisi economica e alla tutela del patrimonio ambientale del nostro Paese, con un ampliamento del budget di spesa, per un totale di 500 milioni di euro annui, pari a ulteriori 10 miliardi di euro di spesa su 20 anni e suddivisi tra V Conto Energia (200 milioni) e rinnovabili elettriche (300 milioni) e da un forte semplificazione delle procedure per l’iscrizione ai registri che introduce l’autocertificazione in sostituzione dell’atto di notorietà.

Previsto, inoltre, l’innalzamento delle soglie di accesso ai registri, che passa così dai 12 ai 20 KW di potenza e per cui non sarà più necessaria l’iscrizione al registro per ricevere i sussidi.

Non sono, invece, previste decurtazioni per chi sostituirà le coperture in eternit e amianto (anzi, sono previsti premi tariffari progressivamente decrescenti per il 2013, il 2014 ed il 2015) con pannelli fotovoltaici fino a 50 Kw, e nemmeno per gli impianti realizzati direttamente dalle Pubbliche Amministrazioni.

Ma piovono già critiche sui decreti, a partire dal movimento ‘SOS Rinnovabili’ secondo cui il nuovo sistema aumenterà i costi per i produttori e per i cittadini e che ritiene che “Questa non è la strada per far crescere il Paese”. Le associazioni del settore sono rimaste scontente dal nuovo testo....continua a leggere

venerdì 13 luglio 2012

V Conto Energia: il disappunto di Confagricoltura


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari

Il V Conto Energia e il decreto sulle rinnovabili non piacciono a Confagricoltura. Ecco le parole di delusione riservate ai provvedimenti da poco varati dal governo.

"Vogliamo comprendere se il Paese crede davvero nella green economy e nel ruolo indispensabile che hanno le imprese agricole per lo sviluppo dell'energia alternativa", recita in apertura la nota di Confagricoltura che commenta i decreti da poco approdati in Gazzetta Ufficiale.

"Nonostante il lavoro svolto in Conferenza unificata per migliorare i provvedimenti proposti dai ministeri competenti, i risultati non sono positivi. La nuova regolamentazione, che oltretutto giunge con un inaccettabile ritardo di dieci mesi rispetto a quanto indicato dal decreto legislativo 28/2011, ha apportato solo limitati e marginali miglioramenti. Il ministero per le Politiche agricole non avrebbe dovuto avallarla", si legge ancora.

I decreti, insomma, non sono affatto soddisfacenti. Non solo. Per Confagricoltura vengono discriminate le imprese agricole e vengono citati alcuni esempi: il V Conto Energia non equipara i fabbricati rurali agli altri edifici, ci sono restrizioni per le serre fotovoltaiche, che possono essere coperte da pannelli solari per il 30% (rispetto al precedente vincolo del 50%). E ancora. Le tariffe onnicomprensive e quelle premio per l'energia consumata in sito non sono convenienti nemmeno nel caso dei piccoli impianti fotovoltaici, cioè quelli che interessano di più il settore e per i piccoli impianti fotovoltaici agricoli non esiste priorità di accesso al registro.

Nemmeno il decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche convince Confagricoltura: le tariffe base sono insufficienti per realizzare investimenti, i premi richiedono tecnologie non facilmente applicabili agli impianti fotovoltaici di potenza inferiore ad 1 MW, le procedure di accesso non sono soddisfacenti, né il registro né quelle legate alla tipologia di alimentazione dell'impianto fotovoltaico e resta il vincolo di poter utilizzare solo il 30% di coltivazioni dedicate nella categoria sottoprodotti. Infine ad essere penalizzati sono i piccoli impianti fotovoltaici come quelli a biogas,che in agricoltura sono fondamentali....continua a leggere

mercoledì 11 luglio 2012

Eolico: in Italia poca innovazione e lentezza burocratica


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari

Passi il taglio medio degli incentivi statali, pari al 10% rispetto alle tariffe precedenti; ma tutte le complicazioni burocratiche non piacciono neanche un po' alle associazioni delle energie rinnovabili. Con l'uscita dei decreti sulle rinnovabili, assistiamo così all'ennesimo malcontento sull'operato del Governo. Nulla di diverso ci si poteva aspettare al lancio del primo rapporto sull'eolico italiano dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano (Wind energy report 2012). A stupire, casomai, è il cauto ottimismo delle imprese, più concentrate sulle prossime sfide tecnologiche per migliorare l'efficienza energetica delle turbine, piuttosto che sulle contraddizioni delle misure appena approvate.

L'Italia è il settimo mercato mondiale dell'eolico, con 6,7 GW di potenza totale disponibile alla fine del 2011, di cui quasi un GW aggiunto l'anno scorso. Tuttavia, investire nel settore dell'eolico da noi è più costoso in confronto agli altri Paesi europei. Nel Vecchio continente occorre sborsare poco meno di un milione e mezzo di euro per installare un MW (1,4 per la precisione), mentre bisogna prevedere 200.000 euro in più per i progetti nello Stivale. Come si spiega questa differenza del 20% circa? A pesare, evidenzia il rapporto, sono gli extra costi per lo sviluppo degli impianti eolici, dovuti alla lentezza delle autorizzazioni. C'è un altro esito penalizzante del fardello burocratico: ci vogliono 4-5 anni in media per approvare un progetto, frenando così l'evoluzione tecnologica. Significa che le fattorie del vento italiane utilizzano turbine eoliche che, nei mercati più maturi, sono state soppiantate da modelli più moderni da almeno un paio d'anni.

Quindi non brilliamo per capacità innovativa. Ecco la nota dolente segnalata dagli operatori. Enzo Dalpane di Edison l'ha spiegata così: l'eolico è una fonte teoricamente più matura rispetto al fotovoltaico con quasi trent'anni di storia industriale, ma perfino i modelli più recenti di turbine eoliche hanno mancato l'innesco di una vera rivoluzione tecnologica. I rendimenti elettrici degli aerogeneratori sono rimasti pressoché stabili. L'aumento della loro potenza nominale non ha portato a un aumento proporzionale dell'efficienza energetica. Le pale sono sempre più grandi ma la percentuale di vento catturata è sempre la stessa, con lievi incrementi. Benedetto Gallina di Siemens è d'accordo. Efficienza energetica e riduzione dei costi sono le priorità dell'industria, in un mercato internazionale che non può certo fermarsi ai confini italiani e ai suoi decreti.

Certo la nostra burocrazia che autorizza impianti eolici vecchi di 4-5 anni è un ostacolo in più. Il sistema delle aste al ribasso, che scatterà nel 2013 per tutti i progetti di potenza superiore a 5 MW, così come il registro per le installazioni tra 60 kW e 5 MW, è un nuovo onere amministrativo che le imprese avrebbero volentieri evitato. Pure i contingenti annui, 60 MW per gli impianti eolici a registro e 500 per quelli che parteciperanno alle aste, sono una "follia" secondo Luciano Pirazzi, segretario scientifico dell'Anev, perché deprimeranno la crescita di questa fonte rinnovabile (a poco più della metà di quanto visto nel 2011) e ridurranno l'occupazione nel settore. Senza contare, ha aggiunto Pirazzi, che il tempo per adeguarsi ai cambiamenti è molto esiguo, per colpa del Governo che ha pubblicato i decreti attuativi 16 mesi dopo il decreto 28/2011 sulle rinnovabili....continua a leggere

domenica 8 luglio 2012

Eolico: Decreto Rinnovabili non soddisfa le attese di ANEV


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari
Non piace ad ANEV, l'associazione nazionale dell'eolico, il decreto sulle rinnovabili elettriche in fase di emanazione oggi. L’associazione sottolinea con rammarico che il tanto atteso decreto “non consenta in alcun modo di raggiungere gli obiettivi della Direttiva Rinnovabili” di cui dovrebbe essere provvedimento attuativo.
“Stupisce che, proprio oggi che la AIE - Agenzia internazionale dell’energia, ha presentato i dati del rapporto “Medium Term Renwable Energy Market Report 2012”, che preannuncia un futuro roseo per le energie rinnovabili in Europa e nel Mondo con una crescita nei prossimi 5 anni del 40% della produzione fino a raggiungere quasi 6.400 TWh di cui l’eolico è considerata fonte rinnovabile principe, l’Italia emanerà un Decreto sulle Rinnovabili che introdurrà delle restrizioni allo sviluppo del settore eolico” dichiara Simone Togni, Presidente dell’ANEV.

“Il periodo transitorio nel passaggio dal vecchio al nuovo regime di incentivazione è troppo breve, non consentendo di recuperare neanche il ritardo accumulato per l’emanazione e non permettendo che gli imprenditori italiani, già provati da questo lungo periodo di incertezza e agonia, si adeguino alla situazione”.

Il mese scorso l’Esecutivo comunitario, in una missiva dei servizi del Commissario europeo energia Guenter Oettinger, aveva già ammonito le istituzioni italiane, dichiarando che la nuova legislazione sulle energie rinnovabili è inadeguata.

L’ANEV segnala da mesi alle istituzioni l’inadeguatezza delle norme introdotte dal Decreto sulle Rinnovabili che, già dalle bozze circolate fino a oggi, si preannunciava deleterio per l’intera categoria. Gli imprenditori italiani, che hanno chiesto fino a oggi trasparenza e certezza della normativa, dovranno pagare oltre ai costi provenienti dalla farraginosità delle burocrazia l’introduzione di meccanismi come quello delle aste e dei registi.

Oltre al danno - scrive ANEV - si aggiunge la beffa del fatto che le proposte avanzate dall’ANEV avrebbero consentito di raggiungere il medesimo risultato del provvedimento in via di emanazione, addirittura con un minor costo complessivo per il Paese ma senza penalizzare gli imprenditori e le decine di migliaia di lavoratori che l’industria eolica italiana ha sviluppato in 15 anni e che oggi sono in grave pericolo....continua a leggere

lunedì 2 luglio 2012

V Conto Energia: ancora dura l'UE nei confronti dell'Italia


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari
V Conto Energia: ci risiamo. L'Ue si rivolge anche al nostro governo per sottolineare ancora i dubbi relativi ai decreti sulle rinnovabili che stanno per essere definitivamente varati. Ecco le perplessità di Bruxelles.
Come sappiamo, poco tempo fa, il commissario all'Energia Günther Oettinger aveva inviato una lettera per sollecitare il governo italiano a rivedere alcuni punti chiave dei decreti che regoleranno i meccanismi di incentivazione delle energie rinnovabili, invitando in particolare ad una semplificazione generale e all'eliminazione di oneri burocratici inutili.

I testi sono al momento ancora nelle mani del governo per l'ultima revisione e si attende di capire se le proposte delle Regioni espresse in Conferenza Unificata saranno incluse nei due decreti. Intanto, è giunta la notizia di un nuovo messaggio inviato dall'Ue all'Italia il cui mittente è la Direzione generale della Commissione Ue che si sta occupando di politiche energetiche comunitarie e getta le sue occhiate vigilia verso l'operato dei vari Paesi membri.

Nel mirino finisce ancora l'Italia e vengono sottolineate per l'ennesima volta le pecche dei decreti, o almeno delle versioni finora note. Soprattutto l'Ue teme che il V Conto Energia e il decreto per le energie rinnovabili elettriche non fotovoltaiche vadano a destabilizzare nuovamente gli investitori, alle prese con rischi accentuati proprio dal cambio continuo delle carte in tavola. Inoltre, l'Ue è perplessa a causa della burocrazia di cui già parlava Oettinger e della retroattività (ormai nota costante) dei provvedimenti che l'Italia vara di anno in anno in materia.

Viene poi puntato il dito contro le procedure, decisamente da semplificare, a partire dall'iscrizione al registro degli impianti fino al meccanismo delle aste, senza contare quanto accaduto con il pagamento dei certificati verdi (rimandato a fine 2012), che non convince affatto la Commissione........continua a leggere

giovedì 28 giugno 2012

Conto Energia Termico: si inizia dal 2013?


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari
Conto energia termico. In attesa che sul fronte del fotovoltaico qualcosa si muova, si pensa già al nuovo decreto sulle rinnovabili termiche. Da tempo le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori guardano con trepidazione a tale possibilità.

Il nuovo decreto su cui si sta lavorando in questi giorni dovrebbe sostituire l'attuale sistema di incentivi statali, che prevede un meccanismo di detrazione fiscale da destinare sia agli interventi di efficientamento energetico sia all'installazione dei sistemi basati sulle energie rinnovabili termiche.

Il sistema incentivante è simile a quello per il fotovoltaico, ancora in fase di modifica da parte del Governo, che non sembra aver accolto le proposte di modifica delle Regioni. Intanto, secondo le ultime indiscrezioni, il Conto energia termico dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2013 e potrebbe essere aperto a persone fisiche, condomini, enti ed soggetti titolari di reddito di impresa, con incentivi statali per 700 milioni di euro l'anno. "Sono incentivabili i seguenti interventi di incremento dell'efficienza energetica in edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, dotati di impianto di climatizzazione", si legge nella bozza in circolazione.

Per quanto riguarda le tipologie di intervento che dovrebbero essere incluse nel provvedimento e che dovrebbero avere come destinatari esclusivamente gli enti pubblici vi sono:

1. isolamento di superfici opache (durata 5 anni);

2. sostituzione di chiusure trasparenti comprensive di infissi (durata 5 anni);

3. sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con generatori di calore a condensazione (durata 5 anni);

4. installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento fissi o mobili, non trasportabili...continua a leggere

mercoledì 27 giugno 2012

Energie Rinnovabili: decreto rinnovabili colpisce il rinnovabile in Puglia


Innova Energie Rinnovabili, Cagliari
Si fa un gran parlare in questi giorni di decreto sviluppo, che dovrebbe dare fiato alla nostra economia ingessata da una crisi di cui non si vede la fine. Ma fino ad ora quello partorito dal governo dei tecnici è ancora confuso e senza una vera e propria direzione certa.

Ma analizzando la situazione del meridione, che è considerato a ragione l’anello debole dell’economia del paese, una sorta di zavorra del paese per alcuni, su un punto in particolare si resta quantomeno meravigliati dalla miopia dimostrata dal governo. Ci stiamo riferendo al recente decreto sulle rinnovabili, che ha praticamente ammazzato un settore che stava proprio nel mezzogiorno dando degli incoraggianti segnali di speranza. Negli ultimi cinque anni, infatti, il settore aveva creato circa 140.000 posti di lavoro, buona parte al sud, considerando che di questi almeno 15.000 nella sola Puglia, che è la prima regione italiana nella produzione di energia da energie rinnovabili quali il sole e il vento, e creato decine di nuove aziende che avevano creato un volano positivo per tutta l’economia della regione. 

In Puglia, ma anche in Campania, erano sorti dei piccoli distretti delle energie rinnovabili, che avevano creato un indotto per milioni di euro, sospinti certo dagli incentivi del governo, ma anche da una crescente esigenza di diversificare le fonti di energia tradizionali.E a corroborare questa tesi basta dare un’occhiata ai dati sui consumi energetici, espressi da Terna, ci si accorge che la produzione di energia da sole ed eolico, nel 2012, è cresciuta rispettivamente del 347% e del 48%, rispetto all’anno precedente. Il fotovoltaico a marzo 2012 è riuscito a coprire il 7,6% della produzione ( al netto delle importazioni) e il 6,4 % della domanda. Mentre l’eolico sempre nello stesso mese il 5% della produzione e il 4,2% della domanda....continua a leggere

venerdì 13 aprile 2012

L'associazione ANEV a Passera: danni all'eolico con i decreti sulle rinnovabili


Fonte: greenstyle.it:   Allarme eolico in seguito alla diffusione delle prime notizie sulla bozza dei nuovi incentivi alle energie rinnovabili elettriche, fotovoltaico escluso. Se il sole non batte più a causa del Quinto Conto Energia, infatti, anche il vento non tira più forte come prima a causa del paventato rinvio del pagamento dei Certificati Verdi da parte dello Stato ai produttori di energia eolica.

Già, perché tra i tanti tagli e cambiamenti previsti dalla bozza c’è anche un forte allungamento dei tempi per il ritiro da parte del GSE dei Certificati Verdi afferenti la produzione dell’anno 2011. E l’Associazione Nazionale Energia dal Vento (ANEV) guidata da Simone Togni insorge lanciando addirittura l’allarme default per oltre tre quarti degli impianti eolici già attivi.

Il problema, spiega Togni, è che questi impianti vengono quasi sempre costruiti con il project financing. Cioè con soldi in prestito, che vengono restituiti a rate ogni volta che arriva il pagamento dell’energia venduta da parte del GSE.
Ma la prossima scadenza è vicinissima, a Giugno, e se i soldi non arrivano saltano anche le rate. Spiega Togni, in una lettera di protesta inviata al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera:

Il ritardato pagamento dei Certificati Verdi, ove confermato, si configurerebbe di fatto come una insolvenza dello Stato debitore nei confronti degli imprenditori creditori, e comporterebbe evidenti problematiche di carattere finanziario e, in particolare, rischierebbe di determinare un grave pregiudizio in capo alle numerose iniziative finanziate attraverso project finance (circa l’85%), a causa della mancanza della cassa necessaria a fare fronte al pagamento della rata di rimborso di giugno dei project finance medesimi.

Probabilmente, a dire il vero, le aziende titolari di questi impianti eolici i soldi in cassa ce li hanno visto che l’energia eolica fino ad oggi è stata ben pagata. E potrebbero quindi anticipare le rate per qualche mese. Il problema, però, è che non si possono cambiare le regole quando il gioco è già iniziato: chi fa un investimento deve sapere se e come può ripagarlo, altrimenti si blocca tutto.

Togni, poi, ricorda a Passera che l’eolico ha già ricevuto parecchie batoste negli ultimi mesi e il ritardo nel ritiro dei Certificati Verdi sarebbe solo l’ultima di una lunga serie:

Gli operatori eolici già hanno subito tagli retroattivi con il D. Lgs. 28/2011 nel livello degli incentivi (- 22%), e con la manovra di agosto la Robin Tax (- 10,5% degli utili) e vedono inoltre all’orizzonte ulteriori interventi come l’introduzione ex novo di una “tassa” da parte dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas per la non programmabilità del vento (sic !), e un’altra gabella pari a 2 €/MWh per il funzionamento del GSE.

La tassa sulla non programmabilità del vento, in effetti, fa quasi ridere: sarebbe come tassare gli asili perché sono frequentati dai bambini. Anche per questo ANEV si prepara a scendere in piazza il 18 aprile con le altre associazioni in difesa delle sempre più martoriate energie rinnovabili.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-

domenica 1 aprile 2012

Decreto sulle rinnovabili: Il comitato contro fotovoltaico ed eolico d'accordo col governo Monti


Fonte: giornaledelcilento.it:   Il comitato nazionale contro Fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi tramite una nota esprime il proprio apprezzamento per la bozza relativa al “Decreto sulle Rinnovabili Elettriche” emanata dal ministro dello Sviluppo Economico di concerto col ministro dell’Ambiente resa nota qualche giorno fa. Il comitato in questione è nato per contrastare la devastazione del paesaggio da impianti industriali fotovoltaici e eolici, si dichiara “non avverso alle energie rinnovabili, ma contrario alle speculazioni ordite sulla testa dei cittadini a danno dell’ambiente e dei territori”. Anche ai confini del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sono presenti alcuni impianti di pale eoliche, nei comuni di Albanella, Altavilla Silentina e Sicignano degli Alburni.

“La bozza, se approvata così com’è, - si legge nella nota - segnerebbe un’importante dicotomia con quanto verificatosi fino ad oggi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’esplosione di impianti eolici industriali che hanno letteralmente devastato dal punto di vista paesaggistico e ambientale alcune zone d’Italia, soprattutto nel meridione. Questa massa incontrollata di impianti industriali rinnovabili ha goduto, senza limitazione alcuna, di ingentissimi incentivi che gravano in modo intollerabile e pesantissimo sulla bolletta elettrica degli italiani”. “Ora pare che il Governo – continua il comitato - stia correndo ai ripari imponendo una serie di misure che finalmente mettono un tetto annuo alla potenza installata che accederebbe agli incentivi. Bene, era ora. La bozza prevede, infatti, delle misure di contingentamento per evitare che la spesa sfugga ad ogni controllo, istituisce delle aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 MW e l’iscrizione a registri nazionali per tutti gli altri. I registri stabiliscono dei volumi massimi predefiniti per ciascun anno e per tecnologia e creeranno graduatorie seguendo criteri di priorità”.

Il comitato sprona il Governo a non retrocedere: “Invitiamo il Governo a non recedere dalle intenzioni manifestate, lo esortiamo a non cedere alle pressioni della speculazione che iniziano già a manifestarsi e, anzi, auspichiamo che l’azione governativa prenda coraggio e diventi consequenziale a quanto esposto nelle premesse della bozza. Esortiamo il Governo a porre uno stop definitivo alle tecnologie più dannose per il paesaggio, come l’eolico e ad allocare le risorse così risparmiate al ben più benefico settore del risparmio energetico e dell’efficienza.

“Il Governo – conclude il comitato - sappia fin da ora che se questo sarà l’esito della sua azione avrà il plauso e l’approvazione delle migliaia di cittadini che hanno subito inermi la devastazione causata dalle energie rinnovabili industriali fuori controllo quali l’eolico industriale”. Il comitato nazionale contro Fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi non è avverso alle energie rinnovabili ma ribadisce di essere fermamente contrario alle speculazioni ordite sulla testa dei cittadini a danno dell’ambiente e dei territori.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-

sabato 31 marzo 2012

Decreto fonti rinnovabili elettriche: finalmente la bozza


Fonte: greenbiz.it:   La bozza di decreto che definisce i nuovi incentivi per le rinnovabili elettriche (ovvero eolico, biomasse e idro) recepisce finalmente, nelle sue premesse, l’allarme per i finanziamenti fuori controllo che pesano sulle bollette dei cittadini e delle imprese italiane.

Ad affermarlo è l'associazione Amici della Terra, che in una nota, riconosce gli aspetti positivi del decreto i cui contenuti stanno circolando nelle ultime ore.

Ecco gli stralci del provvedimento che, secondo l'associazione, mettono il governo sulla "strada giusta" nella definizione di un quadro normativo adeguato:

- "l’approccio finora seguito non sia stato ottimale (...) si è teso a privilegiare lo sviluppo di energia rinnovabile elettrica (...) rispetto ai settori calore e trasporti o all’efficienza energetica che, invece, sono modalità economicamente più efficienti";

- "il ritorno economico sulla filiera italiana di questi investimenti è stato
spesso non ottimale, a causa della forte spinta su tecnologie dove l’Italia non ha una leadership industriale";

- "gli incentivi corrisposti per l’energia rinnovabile elettrica sono stati, in molti casi, oltre il doppio che in altri paesi europei";

- "tutto questo si è tradotto in un costo molto elevato per il Paese (...) (quasi un quarto della ‘bolletta totale’ italiana) (...) il costo cumulato/complessivo è di oltre 150 miliardi di Euro, (...) un aggravio di 120 Euro all’anno per la famiglia media (...)";· 

- "in molti Paesi d’Europa (...) è in corso un ripensamento delle politiche nazionali sulle Rinnovabili in qualche caso in maniera drastica"; · 

- "il mix di energie rinnovabili (elettriche, termiche e l’efficienza energetica) per il futuro dovrà favorire le tecnologie più vantaggiose in termini di minor costo unitario (€/MWh, €/Ton CO2 evitata); maggiori ricadute sulla filiera economica del Paese (...) minor impatto ambientale (tenendo conto di vari fattori: emissioni, impatto sul paesaggio, presidio del territorio, interferenze con usi alimentari/ industriali, ecc) e sulle reti elettriche".

- "occorre rivedere l’attuale gerarchia d’uso delle risorse economiche, spostando il più possibile risorse verso il settore termico e l’efficienza energetica".

Gli Amici della Terra sottoscrivono dunque integralmente queste intenzioni purché le misure effettive si rivelino coerenti con esse e purché il governo non receda difronte alle prevedibili contestazioni degli sviluppatori di impianti eolici e fotovoltaici di scarsa qualità, ovvero di coloro che in questi anni hanno potuto speculare su misure «non ottimali».

Secondo l'associazione il testo, pur definendo un tetto annuale a nuovi impianti rinnovabili elettrici e norme più rigorose per l’attribuzione degli incentivi, non pone uno stop alle tecnologie più dannose per il paesaggio, come l’eolico. Dovrebbe farlo, invece, se volesse davvero destinare qualche risorsa in più alle rinnovabili termiche e all’efficienza energetica che (lo ricordano) attualmente beneficiano solo di una detrazione fiscale del 55% dell’investimento in 10 anni, detrazione che dal 2013 si ridurrà al 36%.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-

giovedì 29 marzo 2012

Clini: a breve il decreto rinnovabili e Quinto Conto Energia

Il ministro dell’Ambiente ha auspicato che arriverà tra pochi giorni “la preparazione dei decreti (attuativi per le rinnovabili non fotovoltaiche: ndr) e del quinto conto energia”. Plauso della Cisl, anche con una critica, e dell'Anci.


Fonte: zeroemission.tv:   “Spero che in qualche giorno arrivi la preparazione dei decreti (attuativi per le rinnovabili non fotovoltaiche ndr) e del quinto conto energia”. È quanto ha detto ieri il ministro dell’Ambiente Corrado Clini sottolineando tempi brevi per queste nuove norme. Il responsabile del dicastero ambientale ha parlato anche del prospettato cambiamento della struttura energetica nazionale, “che passa attraverso la disseminazione delle piccole e medie utenze, modello su cui vogliamo puntare nella preparazione dei decreti per le rinnovabili non fotovoltaiche, che spero arrivino in qualche giorno, e del quinto conto energia".

Clini ha poi evidenziato che sia necessario “rafforzare la diffusione della generazione distribuita incardinata sulle fonti rinnovabili di efficienza energetica. Dobbiamo rivedere il piano energetico nazionale e aggiornare il piano di azione sulle rinnovabili. Occorre mettere insieme queste due cose, tenendo presente la direttiva europea sull'efficienza energetica, ormai in fase di approvazione, e legando tutto alle smart cities e all'efficienza energetica”.

L’auspicato arrivo a pochi giorni delle decisioni in tema di energie “pulite” ha raccolto il consenso della Cisl – ma anche una nota critica – e dei Comuni italiani, rappresentati dall’Anci. La Cisl ha affermato che pur trattandosi di “una notizia importante quella data dal ministro Clini sull’imminenza della decretazione ministeriale sulle fonti rinnovabili che guarderanno agli indirizzi europei, stupisce però la continua assenza, al di là delle enunciate disponibilità, a consultare le parti sociali su tale importante tematica. Ci rivolgiamo anche al ministro dello Sviluppo Economico”. Da parte dell’Anci, per bocca di Filippo Bernocchi, delegato Anci alle politiche energetiche e ai rifiuti, “le parole del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ci rassicurano e non possiamo che unirci a lui nello sperare che i decreti attuativi per le rinnovabili non fotovoltaiche vedano presto la luce”. Bernocchi ha sottolineato che “lo stato di incertezza sulla struttura di incentivazione di riferimento sta bloccando significativi investimenti, anche da parte dei Comuni, in materia di rinnovabili”.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-

venerdì 27 gennaio 2012

Incentivi fotovoltaico: ecco cosa cambia con il Dl liberalizzazioni

Fonte: greenme.it

DL liberalizzazioni, cosa cambia per il fotovoltaico e in particolare sul fronte degli incentivi? Il decreto sulle liberalizzazioni, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, fa infuriare davvero tutti, anche coloro che operano (e credono) nel settore dell’ambiente e delle rinnovabili. Così, nel giro di pochi giorni, abbiamo assistito al tentativo di vanificare la pubblicizzazione dell’acqua e diliberalizzare le perforazioni del suolo e dei fondali marini, iniziative stoppate grazie all’immediata reazione dell’opinione pubblica e dei movimenti.
“Senza se e senza ma”, il decreto risolve però, a suo modo, la questione del deposito delle scorie nucleari e quella del sistema di sostegno del settore fotovoltaico, modificando, in un’operazione “segreta” e notturna, le norme contenute nel Decreto Legislativo n° 28 del 3 marzo 2011, il cosiddetto Decreto Rinnovabili.

Il nuovo provvedimento cambia, infatti, quanto previsto dal decreto rinnovabili, bloccando l’accesso agli incentivi per chi installa impianti fotovoltaici a terra in aree agricole. Ma le associazioni non ci stanno. Ad insorgere contro il testo Anie/Gifi, Aper, Assosolare e Asso Energie Future, che denunciano come l’art. 65 sia stato modificato nella notte tra il 24 e il 25 gennaio, “con gravi effetti per numerosi operatori che hanno investimenti in corso”. Insomma, il testo presentato alla stampa il 24 era diverso da quello andato in Gazzetta Ufficiale il giorno dopo. Così, nel famoso articolo 65 è stato introdotto un comma che cancella un altro comma, cioè il comma 6 dell’articolo 10 del decreto sulle rinnovabili. Si tratta, quindi, di “disposizioni retroattive che ledono gravemente i diritti dei produttori fotovoltaici che in buona fede hanno iniziato a realizzare nuovi impianti secondo la normativa vigente, da soli 10 mesi (D.Lgs. 28/11)”, spiegano le associazioni del settore. Il problema, per le associazioni, è che l’abrogazione di questa norma transitoria getta nel panico i produttori i quali, avendo già sostenuto tutti i costi per la realizzazione degli impianti, a meno di due mesi dalla scadenza dell’anno di tempo concesso dal DLgs 3 marzo 2011 n.28, non sanno ora se mai potranno ricevere un incentivo per gli impianti prossimi a entrare in esercizio. Ecco perché chiedono “con forza il rapido e autorevole intervento del Parlamento affinché in sede di conversione del decreto venga stralciata definitivamente la nuova norma anti-fotovoltaico”.

Il Ministro dell’ambiente Corrado Clini, intanto, ha confermato, nel corso di un'audizione alla Camera dei Deputati, che i sussidi statali per gli impianti fotovoltaici saranno erogati fino al raggiungimento della parità di costo tra l'energia solare e le fonti fossili, la cosiddetta grid parity. Secondo Clini, però, sarebbero troppo alti e generosi, soprattutto per quanto riguarda gli impianti di grandi dimensioni. Grazie alle tariffe incentivanti, ha sottolineato il ministro, il fotovoltaico garantisce un rendimento intorno al 20%, “non sano”. Il quadro esistente, ha proseguito Clini, indica l'esistenza di “qualcosa di disturbato nel meccanismo incentivante, e per questo il Consiglio dei Ministri ha accolto la proposta del ministro dell'Agricoltura di uno stop all'utilizzo di terreni agricoli per la generazione di elettricità”. Ma l'importanza del fotovoltaico non sarebbe comunque in discussione. Resta però un dato di fatto: questo settore avrebbe bisogno di stabilità e certezza normativa per poter continuare a erogare energia pulita e indipendenza dalle fonti fossili. Invece, tanto per cambiare, il decreto sulle liberalizzazioni sembra aver generato solo grande confusione.

Ecco l’articolo incriminato:

Art. 65 Impianti fotovoltaici in ambito agricolo

1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole, non e’ consentito l’accesso agli incentivi statali di cui al decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28.

2. Il comma 1 non si applica agli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole che hanno conseguito il titolo abilitativo entro la data di entrata in vigore del presente decreto o per i quali sia stata presentata richiesta per il conseguimento del titolo entro la medesima data, a condizione in ogni caso che l’impianto entri in esercizio entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Detti impianti debbono comunque rispettare le condizioni di cui ai commi 4 e 5 dell’articolo 10 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28.

3. Agli impianti i cui moduli costituiscono elementi costruttivi di serre così come definite dall’articolo 20, comma 5 del decreto ministeriale 6 agosto 2010, si applica la tariffa prevista per gli impianti fotovoltaici realizzati su edifici. Al fine di garantire la coltivazione sottostante, le serre – a seguito dell’intervento – devono presentare un rapporto tra la proiezione al suolo della superficie totale dei moduli fotovoltaici installati sulla serra e la superficie totale della copertura della serra stessa non superiore al 50%.

4. I commi 4, 5 e 6 dell’articolo 10 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 sono abrogati, fatto salvo quanto disposto dall’ultimo periodo del comma 2.

giovedì 26 gennaio 2012

Fotovoltaico a terra: è di nuovo caos incentivi

Fonte: greenstyle.it


Pioggia di critiche nei confronti del governo dalle associazioni che producono energia dal sole. Oggetto del contendere l’ultima, l’ennesima, modifica degli incentivi al fotovoltaico a terra sui terreni ad uso agricolo. Una modifica apportata al decreto sulle liberalizzazioni nella notte tra il 24 e il 25 gennaio.

Apparentemente il testo presentato alla stampa il 24 e quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno dopo sono identici, ma nel famoso articolo 65 si cancella il comma 6 dell’articolo 10 del decreto sulle rinnovabili n.28 del 2011. Quel comma, in pratica, dava un anno di tempo dall’entrata in vigore del decreto per ottenere gli incentivi a chi aveva già costruito gli impianti fotovoltaici agricoli di potenza superiore a 1 MW, purché avesse già avviato la pratica.

Un anno che, all’epoca dell’uscita del decreto 28/2011, era stato visto come una sanatoria ma che sarebbe comunque scaduto il 3 marzo 2012. Con la nuova formulazione, invece, il taglio degli incentivi è già in vigore anche per gli impianti in fase di autorizzazione. Il governo Monti, in pratica, ha tolto 40 giorni di tempo a questi impianti, lasciandone molti senza incentivi, mentre tutti gli impianti sotto il MW (ma con determinate caratteristiche previste dai commi 4 e 5 dello stesso decreto 28/2011, a loro volta cancellati dal decreto liberalizzazioni) hanno ancora un anno di tempo per accedere agli incentivi.

Le associazioni criticano fortemente questa decisione. In una nota congiunta ANIE/GIFI, APER, Assosolare e Asso Energie Future affermano:

L’abrogazione di questa norma transitoria getta nel panico i produttori i quali, avendo già sostenuto tutti i costi per la realizzazione degli impianti, a meno di due mesi dalla scadenza dell’anno di tempo concesso dal DLgs 3 marzo 2011 n.28, non sanno ora se mai potranno ricevere un incentivo per gli impianti prossimi a entrare in esercizio

Da un giorno all’altro, quindi, i titolari degli impianti superiori al MW si trovano senza incentivi dopo aver già sopportato un 2011 caratterizzato da tanti di quei cambiamenti sulle tariffe incentivanti che è quasi difficile ricordarli tutti.

Ma quello “notturno” del governo Monti potrebbe non essere neanche l’ultimo dei cambiamenti: le associazioni, infatti, fanno appello al Parlamento affinchè in sede di conversione del decreto venga abolita definitivamente la nuova norma antifotovoltaico.

Al momento, quindi, è tutto ancora in bilico e non c’è alcuna certezza sugli incentivi al fotovoltaico agricolo. L’unica cosa certa è che nella migliore delle ipotesi restano cinque settimane per ottenere gli incentivi ai grandi parchi solari, ma solo se interviene il Parlamento che, non va dimenticato, sta discutendo in questi giorni gli emendamenti al decreto Milleproroghe. E tra questi emendamenti ce ne sono due dedicati proprio al fotovoltaico agricolo. Con questo clima di incertezza, a questo punto, è difficile fare previsioni persino sul destino dei parchi su suolo agricolo sotto il MW di potenza: ufficialmente hanno un anno di tempo per ottenere gli incentivi, ma non è detto che in futuro non venga emanato un decreto retroattivo anche per loro.