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giovedì 8 marzo 2012

Legambiente contro il limite degli incentivi sul fotovoltaico agricolo


Legambiente non ci sta. Non è d'accordo con quanto stabilito nell'articolo 65 del DL Liberalizzazioni, ossia il limite degli incentivi per gli impianti installati sui tetti agricoli. Quindi il Senato dopo il blocco degli incentivi per il fotovoltaico a terra li estende anche per quelli sui tetti di potenza superiore ai 200 kW. 

Stando agli ultimi “sviluppi” però, una nuova versione dell’emendamento riaprirebbe almeno alla possibilità di realizzare impianti fotovoltaici sui terreni di campagna, ma solo per i progetti, anche di grande taglia, che abbiano già ottenuto il titolo abilitativo (e che dovranno essere realizzati entro due mesi di tempo), e per quelli che riescano ad ottenerlo entro la data di entrata in vigore del decreto legge.

Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente è contrario a quanto stabilito nel decreto. Intervistato ci spiega: "Lo stop alle agevolazioni economiche anche per gli impianti a terra di piccole dimensioni, evidentemente utili per integrare il reddito degli agricoltori, risultava già di difficile comprensione, ma negare ora la possibilità di usufruire degli incentivi anche per il fotovoltaico sui tetti nelle aree agricole, appare totalmente assurdo."

Secondo Legambiente il provvedimento danneggia gli agricoltori che non possono accedere agli incentivi rispetto a tutti gli italiani proprietari di un tetto, e poi è un limite alla crescita delle energie rinnovabili.

Infatti lo conferma Edoardo Zanchini: "Ci auguriamo che questa scelta venga modificata – prosegue Zanchini – perché altrimenti suonerebbe come il tentativo, da parte di Parlamento e Governo, di dare un freno allo sviluppo delle fonti rinnovabili e in particolare al fotovoltaico".





venerdì 2 marzo 2012

Fotovoltaico: Confermati gli incentivi per impianti in aree agricole


Sospiro di sollievo. L' art. 65 del decreto liberalizzazioni è stato modificato dal governo in Commissione Industria del Senato. Infatti è stato rivisto e i suoi effetti retroattivi cancellati. Il problema sorto, riguardo all'articolo, è che questo bloccava gli incentivi al fotovoltaico su suolo agricolo. Conteneva effetti davvero penalizzanti per tutti coloro che avevano investito in impianti fotovoltaici posti su terreni agricoli, nella speranza di beneficiare del Quarto Conto Energia. Non solo. Il decreto legislativo del 3 marzo 2011 concedeva loro un anno perché quegli impianti entrassero in esercizio, a patto che l’iter autorizzativo fosse già stato avviato. Il limite del decreto Romani era quello di 1 MWp, a cui si aggiungeva quello del 10% di utilizzo del suolo agricolo in questione. Con l'art 65 veniva cancellato tutto questo e imponeva uno stop agli incentivi per tutti gli impianti non entrati in esercizio entro il 24 gennaio scorso.
Ciò che cambia ora è l'introduzione di un salvacondotto per gli impianti a terra del demanio militare, ed è stato completamente eliminato l'articolo che eguagliava le serre fotovoltaiche agli edifici tradizionali. Inoltre viene inserito una clausola di salvaguardia per tutti gli impianti su terreni agricoli di potenza inferiore a 1 MW (già autorizzati alla data di entrata in vigore della legge di conversione), che dovranno entrare in esercizio entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge.
Per gli impianti più grandi oltre 1 MW di potenza il termine per l'entrata in esercizio è ridotto a 60 giorni.

-Innova Energia Pulita, Cagliari-

domenica 12 febbraio 2012

Decreto liberalizzazioni: verso la modifica sugli incentivi per il fotovoltaico agricolo

L’articolo 65 del decreto Liberalizzazioni, emanato dal governo Monti, sarà variato. Dovrebbero essere salvi gli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 1 MW, rimasti dapprima fuori dagli incentivi per oltre un mese. Resta ancora incertezza sulle serre fotovoltaiche per evitare la speculazione.

E' quanto affiorato dal parere espresso dalla XIII commissione Ambiente e Territorio del Senato sul decreto Liberalizzazioni, pubblicato al termine della seduta tenutasi l' 8 febbraio, alla quale ha partecipato anche il Ministero dell’Ambiente. Numerosi sono stati gli appunti fatti dai membri della commissione Ambiente. Riguardo all’aumento degli incentivi per il fotovoltaico su serra, parificati a quelli previsti per i pannelli installati sui tetti, la commissione precisa:


Le serre nascono per produzione agricola e devono continuare a farlo. Bisogna evitare che la produzione energetica dal fotovoltaico sottragga il terreno alle produzioni agricole. Occorre istituire il vincolo per la permanenza della produzione agricola in modo da evitare di sacrificare la produzione agricola a favore di quella energetica . E’ la stessa preoccupazione avanzata da molti, Legambiente compresa, perché le regole attuali del GSE prevedono una copertura fotovoltaica fino al 50% della falda esposta al sole di una serra. Un valore incompatibile con praticamente tutte le coltivazioni orticole attualmente diffuse nel sud Italia.

Riguardo agli impianti su suolo agricolo tagliati fuori dagli incentivi, invece, la commissione afferma:

Inoltre, è necessario assicurare certezza al regime transitorio degli incentivi previsto dal decreto legislativo n. 28 del 2011, sulla base del quale numerosi progetti sono stati approvati e sono in avanzato stato di realizzazione o di avvio all’esercizio secondo le modalità già disciplinate dal recente decreto legislativo n. 28 del 2011.

Il Senato, quindi, chiede con rapidità che si riapra la finestra per il fotovoltaico a terra sopra il MW di potenza. E lo dovrebbe ottenere, come dovrebbe anche ottenere una qualche forma di sorveglianza sulle serre fotovoltaiche. Lo si desume dalle dichiarazioni fatte in commissione dal sottosegretario all’Ambiente, Tullio Fanelli:

Il Governo è intenzionato a modificare l’articolo 65 del decreto al fine sia di tutelare diritti acquisiti, sia di assicurare che le serre abbiano caratteristiche ecosostenibili.

Si avvalora, quindi, quello che avevamo già ipotizzato: si va verso un solida correzione del tiro del decreto.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-

sabato 11 febbraio 2012

Crisi del gas: il nucleare riproposto come soluzione energetica

In questi giorni di gelo, nel nostro Paese si torna a parlare di Russia e di gas. Mentre in Salento monta la protesta contro uno nuovo gasdotto che dovrebbe rifornire il nostro Paese dal Mar Caspio fino in Puglia attraversando l’Adriatico, il presente è fatto di timori e paure. La dipendenza dell’Italia dal gas russo è un fatto difficilmente negabile.

Fatto che si somma, curiosamente, con l’ipotesi di liberalizzare l’ENI – nonostante si possa dire che proprio la mancanza di serbatoi di Stato sia una delle cause dei nostri problemi – che potrebbe venire affrettata proprio dalla crisi odierna. L’analisi economico-politica però trascende i limiti propri del nostro lavoro. Non possiamo, comunque, ignorare le dichiarazioni in merito di Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la politica industriale.

Fedele alle politiche del precedente Governo – ricordiamo come Tajani sia stato un prezioso alleato di Berlusconi fin dall’inizio della storia politica di quest’ultimo -, egli ha riportato il dibattito sulla, a suo dire, sciagurata decisione presa il 12 e il 13 giugno dagli italiani. Sì, perché l’Italia starebbe pagando la mancanza di centrali nucleari, che la renderebbero meno dipendente dal gas di Putin:

Sul problema dell’approvvigionamento del gas all’Italia bisogna dire la verità senza fare dell’allarmismo, ma mi sembra che ora sulla scelta del nucleare una riflessione vada fatta. L’incidente alla centrale di Chernobyl fu la fine del comunismo e il disastro alla centrale atomica di Fukushima in Giappone è stato più un problema legato allo tsunami. La Commissione europea è neutrale rispetto alla scelta nucleare, questa è una scelta che spetta ai governi ma forse il dibattito sul nucleare è stato chiuso troppo in fretta.

Va certamente ricordato come, anche senza referendum, difficilmente il nostro Paese si sarebbe dotato di una centrale funzionante prima di 15-20 anni. a ogni modo, Tajani apre anche a soluzioni più “green”, arrivando a citare Jeremy Rifkin:

Servono liberalizzazioni, separazioni tra chi vende e chi deve distribuire (come avvenuto in passato tra Terna ed Enel ad esempio) e preparare un terza rivoluzione industriale di cui parla l’economista americano Jeremy Rifkin, aprirsi cioè alla Green Economy: questa è la vera chiave per l’innovazione.

Sulle liberalizzazioni, come detto, non tocca a noi parlare. Ma per tornare al tema nucleare, ci sembra interessante tenere conto dell’analisi pubblicata dalla blogger Deborah Billi. Infatti, una delle situazioni più curiose che stiamo vivendo in questi giorni è l’affanno energetico della Francia.

Nonostante 58 reattori nucleari sul proprio territorio, oltralpe l’energia sembra non bastare mai. Sarà che lì il clima è anche più rigido che da noi, ma è innegabile che i conti non tornino. Probabilmente, come nota la Billi, sarà colpa del cosiddetto paradosso di Jevons: più energia produci, più è l’energia di cui hai bisogno. I francesi, sarà anche per le bollette basse che si ritrovano, ma non sembrano in grado di entrare nell’ottica del risparmio energetico.

E questa cosa, più che essere una simpatica contraddizione, è la prova di come si renda necessario pensare il progresso nei prossimi anni superando quel dogma che da troppo tempo ci accompagna: quello della crescita. Il futuro energetico dell’Europa passa anche dal riuscire a contenere i consumi.

Fonte: greenstyle.it

domenica 5 febbraio 2012

Incentivi fotovoltaico 2012, le associazioni ambientaliste sono d’accordo ai tagli

La questione degli incentivi per il fotovoltaico 2012 è molto controversa. Soprattutto non si sono placate le polemiche sul provvedimento sull’argomento che il Governo ha preso con il decreto liberalizzazioni. Da una parte le imprese, con le associazioni di categoria, continuano a far sentire il loro dissenso, mentre dall’altra intervengono anche le associazioni ambientaliste, in molte dimostratesi favorevoli alle misure che sono state prese. Il punto resta sempre quello dellasostenibilità ambientale. Il blocco degli incentivi favorirebbe i paesaggi agricoli.

Nello specifico Enzo Cipressi, della sezione Puglia della Lipu, ha fatto presente che ci sono, soprattutto nel sud Italia, tante aree che sono state distrutte dal ricorso alle energie rinnovabili, che tanto riscontro hanno trovato negli ultimi tempi. Il tutto rappresenta un grande rischio in termini di impatto ambientale.

Ecco che cosa è stato dichiarato dal rappresentante della Lipu: “Vaste aree del Mezzogiorno sono ormai snaturate e devastate dalla corsa alle rinnovabili ‘senza se e senza ma’. Un capitolo triste, ascrivibile a quella miseria politica che ha gratificato speculatori e faccendieri, con il sostegno di una evidente sottocultura con la quale gli impianti industriali fotovoltaici (come quelli eolici), sono stati addirittura definiti ‘parchi’. A fronte di distese solari disseminate qua e là, senza criterio e rispetto alcuno nelle aree agrarie e pastorali, poco più in là le urbanizzazioni, le aree industriali o comunque antropizzate da decenni di cemento selvaggio rimangono invece del tutto o quasi inutilizzate da tali insediamenti.”

Commenti positivi allo stop agli ecoincentivi arrivano anche dal Comitato Nazionale controFotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi, che chiede alle autorità governative di fermare la realizzazione degli impianti già autorizzati, in modo da non mettere a rischio la natura.

Incentivi fotovoltaico 2012: che cosa stabilisce il decreto liberalizzazioni

È vero che il pacchetto liberalizzazioni non fornisce più incentivi statali per l’installazione di pannelli fotovoltaici a terra, sui terreni agricoli? Così sembrava, per garantire lo sviluppo delleenergie rinnovabili coniugato, però, alla tutela ambientale. Così è, in effetti, ma ai più è sfuggito un particolare. Nello stesso pacchetto, c’è una norma che permette di aumentare l’ammontare dei sussidi per l’installazione di impianti fotovoltaici a terra. Come dire, da una parte faccio finta di toglierti, e dall’altra ti do (basta che non lo fai sapere in giro).

E invece no, noi vogliamo farlo sapere eccome. Perché è inutile che questo governo si professi attento alle problematiche del territorio e a basso impatto ambientale, se poi i fatti dicono il contrario. La tutela dei terreni fertili e del settore agricolo, infatti, è un tema importante per il nostro paese, che il mercato dell’energia pulita non potrà mai soppiantare. La convivenza è d’obbligo, senza però che il primo prevarichi il secondo. A questo, infatti, serviva una norma più stringente sui pannelli solari a terra. Se gli incentivi per gli impianti su serre e quelli sugli edifici sono però equiparabili (come previsto al comma 3 dello stesso articolo 65), tutti i discorsi fatti precedentemente non hanno più alcun valore. Se anche i pannelli fotovoltaici possono essere posizionati solo sul 50% della superficie, l’aumento degli incentivi (che li livella a quelli del posizionamento sugli edifici) elimina di fatto qualsiasi possibilità di risolvere efficacemente il problema. E se i produttori si stancassero di produrre cetrioli e pomodori, e scoprissero invece le energie rinnovabili hanno un rendimento molto maggiore? Non è possibile salvare un settore (anche a livello economico e occupazionale) sulle spalle di un altro. In questo dobbiamo dire al Ministro dell’Ambiente, a quello per le Politiche agricole e a tutto il governo che no, proprio non ci siamo.


Fonte: ecoo.it

Fieragricola: Confagricoltura punta sulle serre fotovoltaiche

Serre corredate di generatore fotovoltaico, ed in taluni casi anche termico, adattabili ad ogni coltura, in grado di realizzare produzioni significative e perfettamente in linea con gli standard e al tempo stesso di produrre energia

ROMA - Serre corredate di generatore fotovoltaico, ed in taluni casi anche termico, adattabili ad ogni coltura, in grado di realizzare produzioni significative e perfettamente in linea con gli standard e al tempo stesso di produrre energia. E’ una delle ultime frontiere delle rinnovabili in agricoltura, a cui Confagricoltura guarda con sempre maggiore interesse.

Strutture in grado di generare ricchezza, favorire la specializzazione delle colture, creare occupazione e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio.

Nell’ultimo decennio l’industria italiana, tra cui Gruppo FOR, con cui Confagricoltura sta collaborando, ha investito molto in questo settore e oggi sono disponibili serre fotovoltaiche come BioDefender, dove l’abbinamento agro-energia è in grado di migliorare sia la produzione energetica, sia quella agricola, con accurate tecniche di distribuzione di luce e ombra e gestione del microclima.

Se ne è parlato oggi nel corso del seminario organizzato da Confagricoltura con il Gruppo FOR, a Fieragricola, nello stand dell’Organizzazione, nel padiglione Bioenergy.

Ad oggi la potenza installata sulle serre non supera il 5-8% del totale, ma ci sono grosse potenzialità. Secondo il Solar Energy Report redatto dal Politecnico di Milano, questa applicazione potrebbe crescere nel medio termine, con una stima al 2020 di 5,8 Gw di potenza installata, contro i 459 Mw censiti a fine 2008. Una quota che significa arrivare per quella data a coprire con pannelli fotovoltaici circa un quinto della superficie delle serre oggi esistenti.

Per questo è stata accolta con favore la decisione contenuta del decreto legge sulle liberalizzazioni di estendere la tariffa destinata agli impianti fotovoltaici su edifici a quelli realizzati su serra. E’ una richiesta che Confagricoltura aveva sollecitato a più riprese a partire dal terzo conto energia, viste le caratteristiche costruttive delle serre che sono assimilabili a tutti gli effetti agli edifici. Diverse Regioni, poi, prevedono procedimenti autorizzativi complessi alla stessa stregua degli edifici. La nostra idea di serra fotovoltaica è di un struttura produttiva in cui si coniugano perfettamente le esigenze agronomiche delle colture con le potenzialità del fotovoltaico.

Tale equiparazione permette alle serre fotovoltaiche di accedere direttamente alle tariffe in conto energia per gli impianti di potenza inferiore ad 1 MW senza l’obbligo di iscrizione al registro grandi impianti, con una forte semplificazione e maggiori possibilità di accedere agli incentivi. Inoltre, poiché si tratta di impianti su edifici, gli imprenditori potranno accedere, se ne ricorreranno le condizioni, sia al conto energia per impianti fotovoltaici integrati con innovazione tecnologica, o al premio aggiuntivo abbinato al risparmio energetico.

Fonte: diariodelweb.it

domenica 29 gennaio 2012

Tagli incentivi a Fotovoltaico, Cripezzi: “decreto liberalizzazioni ferma saccheggio ambiente”

Fonte: statoquotidiano.it

Foggia – “INSTALLAZIONI impianti fotovoltaici: il Decreto Liberalizzazioni ferma il saccheggio dell’ambiente”. Lo dice in una nota Enzo Cripezzi – LIPU Puglia.

“Vaste aree del Mezzogiorno (in primis in Capitanata, ndR) sono ormai snaturate e devastate dalla corsa alle rinnovabili ‘senza se e senza ma’. Un capitolo triste, ascrivibile a quella miseria politica che ha gratificato speculatori e faccendieri, con il sostegno di una evidente sottocultura con la quale gli impianti industriali fotovoltaici (come quelli eolici), sono stati addirittura definiti ‘parchI’...
A fronte di distese solari disseminate qua e là, senza criterio e rispetto alcuno nelle aree agrarie e pastorali, poco più in là le urbanizzazioni, le aree industriali o comunque antropizzate da decenni di cemento selvaggio rimangono invece del tutto o quasi inutilizzate da tali insediamenti. Per altro, in tali aree, già compromesse sul piano ambientale, non ci sarebbe bisogno nemmeno di impattanti e costosi elettrodotti. Per la LIPU, ma anche per chiunque abbia un minimo di buon senso, un paradosso evidente, banale e soprattutto intollerabile”.

“Ora è stato pubblicato un importante provvedimento in materia per il quale la LIPU esprime la massima soddisfazione poiché frena e ferma la consegna del territorio agli speculatori. Nel Decreto ‘Liberalizzazioni’ l’art.65 FINALMENTE taglia gli incentivi al fotovoltaico su suolo agricolo (al netto di un transitorio di un anno concesso alla realizzazione di impianti fino a 1 MW ormai autorizzati o con istruttoria in corso)”.


“Già il D.Lgs 28/2011 (Decreto Romani) del marzo scorso aveva tagliato gli incentivi per tali impianti ma solo per quelli oltre 1 MW, anche questi al netto di quelli già autorizzati o in istruttoria, comunque da realizzarsi entro un anno (marzo 2012). Oltre a quanto è stato già realizzato vi sono infatti centinaia e centinaia di “ettari fotovoltaici” già potenzialmente realizzabili, magari con finanziamenti esteri e pannelli cinesi (per la gioia di altre economie), in preziosi ecosistemi agrari e pastorali e perfino in situazioni ambientali di grande pregio, come dimostrano vergognosi procedimenti già rilasciati con sconcertante disinvoltura”.

“Questo nuovo provvedimento spazza via anche l’eccezione concessa per il FV sui suoli “abbandonati”, come se in natura possa mai esistere un suolo “abbandonato” ! Un concetto irriverente che avrebbe colpito terreni di grande importanza come incolti, cave abbandonate, pascoli poveri e altre tipologie di ambienti di enorme valore ecologico dove si rifugiano e si riproducono specie rarissime”.


“Permangono ora alcuni fattori di rischio su cui la LIPU ha concentrato l’attenzione: a) L’evoluzione sui procedimenti residui (che non sono pochi) per impianti da 1 MW (pari a 2-2,5 ettari !) non assoggettati ad alcuna verifica ambientale grazie a irresponsabili deregolamentazioni apportate in passato; b) Il filone delle “serre fotovoltaiche”, potenziale sotterfugio per realizzare impianti speculativi.

“c) La possibilità di intraprendere spericolate varianti urbanistiche dei terreni interessati (da agricolo a industriale) per eludere la norma e legittimare l’accesso agli incentivi (come i 200 ettari di “Mass. Giardino” da “regalare” al fotovoltaico in agro di Foggia). Un pericolo da arginare con un necessario aggiornamento normativo. Nel frattempo, come per l’eolico, la LIPU continuerà faticosamente a inseguire e contrastare quei numerosi progetti a partire da quelli più osceni”.


“La LIPU ricorda con orgoglio la posizione assunta da sempre e in tempi non sospetti sull’argomento e oggi questa norma, che limita danni irreparabili ed evita ulteriori umiliazioni al territorio, ne da ragione. Un provvedimento a lungo sperato e invocato solo da una parte dell’ambientalismo italiano e dai comitati territoriali ma virtualmente anche dai cittadini che già oggi sborsano 5 mld di euro all’anno in bolletta per sostenere il settore e che, sicuramente, preferiscono che i propri soldi non siano impiegati per seppellire le campagne o arricchire la speculazione di pochi a scapito di famiglie e agricoltori”.

“Sullo sfondo persiste uno scenario politico poco edificante che ha condotto a tutto questo e non è un caso che il fenomeno sia arginato a livello centrale attraverso un provvidenziale taglio agli incentivi invece che con dinieghi e regole urbanistiche mai nate o, quantunque fosse, tardive. Sono rarissimi i politici che in nome dei FATTI hanno preso le distanze dal pretestuoso ambientalismo sviluppista del ‘fare’ per stare dalla parte di quello del ‘fare bene’, come la on. Zamparutti che sulla questione si è spesa ininterrottamente.Infatti bisogna ora sperare che l’articolo 65 del Decreto “Liberalizzazioni” del Governo non sia abbattuto da indegni parlamentari trasversalmente legati alla lobby, come già accaduto in passato”.

“Anzi, la LIPU chiede ora che si intervenga urgentemente per porre fine alla speculazione eolica che da troppo tempo sta trasformando il Mezzogiorno e sempre più ampie aree del Paese in un mattatoio urbanistico, alla faccia di chi vorrebbe rilanciarne la bellezza paesaggistica a beneficio dell’economia”, termina Cripezzi.

giovedì 26 gennaio 2012

Fotovoltaico a terra: è di nuovo caos incentivi

Fonte: greenstyle.it


Pioggia di critiche nei confronti del governo dalle associazioni che producono energia dal sole. Oggetto del contendere l’ultima, l’ennesima, modifica degli incentivi al fotovoltaico a terra sui terreni ad uso agricolo. Una modifica apportata al decreto sulle liberalizzazioni nella notte tra il 24 e il 25 gennaio.

Apparentemente il testo presentato alla stampa il 24 e quello pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno dopo sono identici, ma nel famoso articolo 65 si cancella il comma 6 dell’articolo 10 del decreto sulle rinnovabili n.28 del 2011. Quel comma, in pratica, dava un anno di tempo dall’entrata in vigore del decreto per ottenere gli incentivi a chi aveva già costruito gli impianti fotovoltaici agricoli di potenza superiore a 1 MW, purché avesse già avviato la pratica.

Un anno che, all’epoca dell’uscita del decreto 28/2011, era stato visto come una sanatoria ma che sarebbe comunque scaduto il 3 marzo 2012. Con la nuova formulazione, invece, il taglio degli incentivi è già in vigore anche per gli impianti in fase di autorizzazione. Il governo Monti, in pratica, ha tolto 40 giorni di tempo a questi impianti, lasciandone molti senza incentivi, mentre tutti gli impianti sotto il MW (ma con determinate caratteristiche previste dai commi 4 e 5 dello stesso decreto 28/2011, a loro volta cancellati dal decreto liberalizzazioni) hanno ancora un anno di tempo per accedere agli incentivi.

Le associazioni criticano fortemente questa decisione. In una nota congiunta ANIE/GIFI, APER, Assosolare e Asso Energie Future affermano:

L’abrogazione di questa norma transitoria getta nel panico i produttori i quali, avendo già sostenuto tutti i costi per la realizzazione degli impianti, a meno di due mesi dalla scadenza dell’anno di tempo concesso dal DLgs 3 marzo 2011 n.28, non sanno ora se mai potranno ricevere un incentivo per gli impianti prossimi a entrare in esercizio

Da un giorno all’altro, quindi, i titolari degli impianti superiori al MW si trovano senza incentivi dopo aver già sopportato un 2011 caratterizzato da tanti di quei cambiamenti sulle tariffe incentivanti che è quasi difficile ricordarli tutti.

Ma quello “notturno” del governo Monti potrebbe non essere neanche l’ultimo dei cambiamenti: le associazioni, infatti, fanno appello al Parlamento affinchè in sede di conversione del decreto venga abolita definitivamente la nuova norma antifotovoltaico.

Al momento, quindi, è tutto ancora in bilico e non c’è alcuna certezza sugli incentivi al fotovoltaico agricolo. L’unica cosa certa è che nella migliore delle ipotesi restano cinque settimane per ottenere gli incentivi ai grandi parchi solari, ma solo se interviene il Parlamento che, non va dimenticato, sta discutendo in questi giorni gli emendamenti al decreto Milleproroghe. E tra questi emendamenti ce ne sono due dedicati proprio al fotovoltaico agricolo. Con questo clima di incertezza, a questo punto, è difficile fare previsioni persino sul destino dei parchi su suolo agricolo sotto il MW di potenza: ufficialmente hanno un anno di tempo per ottenere gli incentivi, ma non è detto che in futuro non venga emanato un decreto retroattivo anche per loro.

Incentivi fotovoltaico: associazioni indignate per la norma retroattiva inserita nella notte nel dl liberalizzazioni


Fonte: greenme.it
Chi pensava che con l’approvazione del Quarto Conto Energia finalmente il settore del fotovoltaico avrebbe avuto pace si sbagliava di grosso. Stiamo assistendo in questi giorni a nuove regole e cambi di carte in tavola sul fronte degli incentivi. Il decreto sulle liberalizzazioni ha toccato anche il settore dell'energia eliminando, di fatto, gli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra nei terreni agricoli, già limitati con il Quarto Conto Energia approvato a marzo 2011.

Come avevamo visto ieri, però, la nuova normativa e in particolare l’art. 65 del decreto non veniva applicata ai produttori fotovoltaici che, in buona fede, avevano iniziato a realizzare nuovi impianti secondo quanto previsto dalla normativa vigente ovvero il Decreto Legislativo 28/11 in vigore da appena 10 mesi. Non stupisce, allora, l’indignazione delle associazioni del fotovoltaico che stamattina si sono svegliate con una brutta sorpresa: il testo dell’art. 65 in questione, infatti, sarebbe stato modificato nella notte e nella sua versione odierna prevederebbe la retroattività, stralciando così l’articolo 10 del del DLgs 3 marzo 2011 che concedeva un anno di tempo ai produttori per mettere in esercizio gli impianti fo voltaici nei campi il cui iter fosse già avviato. Gettando così ancora una volta nel panico gli operatori del settore. Soprattutto quei produttori che avendo già sostenuto tutti i costi per la realizzazione degli impianti, “a meno di due mesi dalla scadenza dell’anno di tempo concesso dal DLgs 3 marzo 2011 n.28, non sanno ora se mai potranno ricevere un incentivo per gli impianti prossimi a entrare in esercizio”

Per questo . ANIE/GIFI, APER, ASSOSOLARE e ASSO ENERGIE FUTURE in un comunicato congiunto chiedono con forza “ il rapido e autorevole intervento del Parlamento, affinchè in sede di conversione del Decreto venga stralciata definitivamente la nuova norma antifotovoltaico”.

Le associazioni, in particolare, ribadiscono “la necessità che si evitino interventi normativi estemporanei e retroattivi che minano la stabilità del sistema e ledono la fiducia degli investitori e chiedono che finisca, in maniera definitiva, la fase in cui si decide senza ascoltare la voce delle forze sociali ed economiche che operano in concreto”.

martedì 24 gennaio 2012

LIBERALIZZAZIONI: ANIE-APER, PENALIZZATO IL FOTOVOLTAICO

Fonte: agienergia.it

(AGI) - Roma, 24 gen. - Infatti l'art. 65 del Decreto sulle liberalizzazioni introdurrebbe un anno di totale anarchia durante il quale sarebbe possibile realizzare impianti su terreni agricoli di qualsiasi dimensione, senza i limiti di rapporto superficie impianto/superficie agricola. L'adozione di tale provvedimento rappresenterebbe, da un lato l'ennesima modifica regolatoria avvenuta a poco meno di un anno dall'entrata in vigore del IV Conto Energia e dall'altro l'ulteriore imposizione normativa contenuta in provvedimenti legislativi di altra natura, non richiesti dal settore fotovoltaico. Tutto cio' genererebbe un'incertezza sul mercato portando vantaggi a pochi a scapito del bene del Paese. Il Decreto, se confermato dal Parlamento, di cono Anie e Aper, andrebbe ad incentivare una corsa alla realizzazione di mega impianti su terreni agricoli, accelerando l'esaurimento delle risorse disponibili che dovrebbero andare ad incentivare lo sviluppo organico e distribuito del settore.