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venerdì 30 marzo 2012

Carbon Tax: Anev dice sì ma subito, posti di lavoro a rischio


Fonte: iltempo.it:  Sì alla Carbon Tax, se applicata secondo un principio meritocratico che prenda in considerazione anche i costi esterni della produzione elettrica e, soprattutto, se realizzata in tempi brevi, indicativamente entro un mese. E' la posizione dell'Anev, Associazione nazionale energia del vento, che indica aprile come termine oltre il quale il settore l'eolico, che ha aperto il 2012 con i primi licenziamenti, potrebbe correre il rischio "di mandare per strada 5mila persone, secondo le stime fatte dalla Uil".

Lo dice all'Adnkronos Simone Togni, presidente dell'Anev, ricordando che oggi "con il taglio del 22% agli investimenti retroattivi, gli operatori eolici stanno andando avanti con risorse proprie che, però, si stanno esaurendo". Tra benefici ambientali ed economici, visto il costo competitivo del Kwh, l'eolico "potrebbe rappresentare una tecnologia vincente, se solo ce la lasciassero fare", aggiunge Togni, d'accordo in linea di principio con la filosofia del "chi inquina paga".
"Sarebbe un po' come tornare ai certificati verdi che, per come li aveva pensati Bersani, erano una carbon tax dell'elettrico: di fatto, abbiamo disgregato un meccanismo e lo stiamo riproponendo", dice. "In questi dieci anni - aggiunge - abbiamo sempre sponsorizzato l'attuazione di un meccanismo basato sul principio del "chi inquina paga". Mi sembra corretto cercare di capire se si riescono a trovare risorse all'interno dello stesso ambito, valorizzando chi fa produzioni a costo ambientale nullo rispetto agli altri", aggiunge Togni.

E in quest'ottica, il settore dell'eolico meriterebbe di essere maggiormente valorizzato, "non solo perché, a livello mondiale, è una delle tecnologie più apprezzate, ma anche perché oltre ad apportare benefici ambientali comporta anche benefici economici, visto il costo competitivo del Kwh, come ha riconosciuto anche l'Unione Europea". Eppure oggi, dei 9 miliardi di euro destinati agli incentivi alle rinnovabili, 6 miliardi vanno al fotovoltaico e solo 800 milioni all'eolico che "a parità di produzione elettrica, costa 10 volte meno", sottolinea Togni.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-

martedì 20 marzo 2012

Energie rinnovabili: nuova tassa per finanziarle


Fonte: greenstyle.it:   Il Governo Monti, probabilmente entro questa settimana, porterà in Parlamento la legge delega fiscale con la quale chiederà l’autorizzazione per rimettere ordine nel groviglio di tasse attualmente in vigore in Italia. Secondo le indiscrezioni di queste ore nella delega dovrebbe essere inserita anche una carbon tax per finanziare le energie rinnovabili. Ad esempio per coprire i costi degli incentivi al fotovoltaico di un ipotetico Quinto Conto Energia.

Ma cosa è esattamente una carbon tax? Ed è realmente una novità in Italia? Con carbon tax, nell’accezione comune, si intende una tassa sulle emissioni di CO2 di un combustibile, in modo da disincentivarne l’uso in favore di fonti energetiche alternative, con minori emissioni. Per fare un esempio di carbon tax già esistente si può citare la norma europea sull’Emission Trading Scheme, cioè la compravendita di crediti di CO2 da poco applicata anche alle compagnie aeree tra mille polemiche.

In Italia, però, una carbon tax già esiste da diversi anni: è stata introdotta con la legge 448 del 1998 (articolo 8 ) anche se è stata scritta e implementata più con fini economici che ecologici.
Con la 448/98, infatti, si tassano ad esempio i combustibili industriali e per la generazione di elettricità:

A decorrere dal primo gennaio 1999 è istituita un’imposta sui consumi di lire 1.000 per tonnellata di carbone, coke di petrolio, bitume di origine naturale emulsionato con il 30 per cento di acqua, denominato “Orimulsion” (NC 2714) impiegati negli impianti di combustione, come definiti dalla direttiva 88/609/CEE del Consiglio, del 24 novembre 1988. Per il carbone e gli oli minerali destinati alla produzione di energia elettrica, di cui al numero 11 della tabella A dell’allegato 1 annesso alla presente legge, le percentuali di cui al comma 6 sono fissate, rispettivamente, nel 5 e nel 20 per cento

Anche benzina e diesel sono tassati dalla 448/98, ma gli introiti non vengono utilizzati per scopi ambientali:

A decorrere dal primo gennaio 1999 l’accisa sulla benzina senza piombo è stabilita nella misura di lire 1.022.280 per mille litri. Le maggiori entrate concorrono a compensare gli oneri connessi alle compensazioni di cui al comma 10, lettera c) [agevolazioni per il gasolio e il GPL da riscaldamento], ferma restando la destinazione disposta dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 1996, n. 346, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 428, per la prosecuzione della missione di pace in Bosnia

L’ipotesi oggi sul tavolo, invece, è sostanzialmente una nuova accisa su benzina e diesel compresa tra i 4 e i 24 centesimi al litro i cui ricavati dovrebbero essere destinati direttamente a finanziare le energie rinnovabili. Quanto potrebbe rendere una carbon tax del genere?

Secondo uno studio di Bankitalia, citato dallo stesso progetto di legge che il Governo dovrebbe portare in Parlamento entro fine settimana, con la nuova accisa le emissioni da trasporto farebbero misurare una riduzione compresa tra 1,1 e 1,6 milioni di tonnellate di CO2 l’anno ed entrate fiscali comprese tra i 2 e i 10 miliardi.

Considerando che, anche senza il Quinto Conto Energia, già col quarto a partire dal 2013 gli incentivi al fotovoltaico avranno un tetto massimo di 1,36 miliardi l’anno, è facile capire come con la nuova accisa si potrebbe o aumentare il monte incentivi al fotovoltaico o finanziare il tanto atteso Conto Energia Termico.

Non solo: 4-24 centesimi in più al litro sarebbero un’ulteriore mazzata per chi con l’auto ci lavora. Come tassisti, rappresentanti di commercio, aziende di trasporto e camionisti, giusto per fare gli esempi più famosi. Diventerebbe sempre più conveniente, a questo punto, cambiare auto e scegliere modelli a GPL/metano o ibridi o elettrici.

Visto il periodo di magra, però, servirebbero nuovi ecoincentivi per l’acquisto dei mezzi più ecologici (ecoincentivi veri, non quelli proposti recentemente da UNRAE) che potrebbero rivitalizzare il settore dell’auto. Alla fine dei conti, quindi, se il Governo Monti riuscisse a far passare una vera carbon tax con veri effetti sull’economia italiana sarebbe una piccola rivoluzione.

Un cambiamento così importante che, al momento, è ancora difficile pensare che una carbon tax così strutturata riesca a passare indenne dalle pressioni delle lobby e da due voti in Parlamento.

-Innova Energie Rinnovabili, Cagliari-