Fonte: www.agienergia.it
All’intuizione di una prossima epoca d’oro del gas naturale, lo Special Report del World Energy Outlook c’è arrivato alquanto in ritardo, sull’onda del disastro nucleare di Fukushima, della sempre più evidente incapacità delle fonti rinnovabili di coprire le falle energetiche e della rivalutazione delle ingenti risorse di gas non convenzionale.
All’intuizione di una prossima epoca d’oro del gas naturale, lo Special Report del World Energy Outlook c’è arrivato alquanto in ritardo, sull’onda del disastro nucleare di Fukushima, della sempre più evidente incapacità delle fonti rinnovabili di coprire le falle energetiche e della rivalutazione delle ingenti risorse di gas non convenzionale.
Il ripensamento in atto sull’energia nucleare in molte parti del mondo, soprattutto in quei paesi che ne facevano maggior uso, non può che favorire l’uso del gas naturale, l’unica risorsa capace di prenderne il posto in tempi rapidi.
Le risorse non convenzionali, potrebbero raddoppiare la quantità di gas disponibile, allungandone la vita a oltre un secolo e cambiando notevolmente la distribuzione mondiale. Ma non c’era bisogno di queste novità, per capire che il gas naturale era destinato a un lucente futuro....
Negli anni sessanta dell’ultimo secolo il gas naturale costituiva appena il 15% dei consumi a livello mondiale, di cui l’86% negli Stati Uniti e Unione Sovietica, ancora oggi i principali produttori mondiali. Nella maggior parte dei paesi produttori il gas naturale rappresentava un problema più che una soluzione, in quanto molto spesso associato al petrolio, la fonte dominante dell’epoca. Dato che non esisteva ancora un vero mercato, al di fuori degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, né erano disponibili le infrastrutture (gasdotti e terminali) per il trasporto, il gas risultante dalla produzione del petrolio doveva essere re iniettato nei pozzi (soluzione usata negli USA) o liberato nell’atmosfera (soluzione più facile e meno costosa adottata in URSS).
Con la costruzione in grande stile dei gasdotti internazionali, avvenuta a partire dagli anni settanta, si aprono i mercati europei, riforniti con gas prima dalla Russia, poi dall’Algeria e quindi dal Mare del Nord. Sul finire degli anni ottanta, dopo nemmeno un quarto di secolo, il consumo di gas era triplicato a livello mondiale, con punte di sette e otto volte i consumi degli anni sessanta in Europa e nei paesi in via di sviluppo, seppure partendo da valori molto bassi. L’analogo rapporto superava un fattore cinque in URSS poco prima del crollo nel 1991. La crescita risulta bassa solo in USA dove, tuttavia, gli usi del gas erano già molto diffusi negli anni sessanta, coprendo circa un terzo dei consumi di energia primaria del paese.
L’era d’oro del gas naturale era già nell’aria alla metà degli anni novanta, da quando le riserve provate di gas naturale raggiungevano quelle del petrolio, rimanendo più o meno appaiate con queste fino al giorno d’oggi. Da almeno due decenni i consumi di gas stavano crescendo con una dinamica visibilmente maggiore rispetto a quella del petrolio: 4,5% contro 2,9% medio annuo. Ovvero, in quel lasso di tempo mentre i consumi mondiali di petrolio erano appena raddoppiati, quelli del gas si erano moltiplicati per sette. A fronte di questo vertiginoso aumento, il gas naturale era tutt’altro che in via di esaurimento. Le aggiunte alle riserve erano di anno in anno superiori ai consumi e la vita residua (calcolata come rapporto tra riserve provate e consumo) era pertanto in aumento. Da 36 anni nel 1960 la vita residua delle risorse aumentava a 60 anni nel 1990. Per confronto quella del petrolio, oscillava attorno a una media di 30 anni.
Via via con l’avvento delle navi metaniere, le prime già negli anni sessanta, si animano anche le rotte di trasporto marittime dall’Indonesia, dal Medio Oriente e più recentemente dall’Australia verso i mercati asiatici, dall’Africa e dai Caraibi verso il Nord America e l’Europa. Nel 2005, poco prima della crisi finanziaria, il consumo mondiale oltrepassava di quattro volte quello di quarant’anni prima; nell’Unione europea era aumentato di undici volte e nei paesi in via di sviluppo era proiettato a un aumento di oltre venti volte nel giro di un quinquennio. Inoltre, era in atto una ripresa della crescita anche nei paesi dell’ex URSS.
Oggi il gas naturale copre il 24% dei consumi mondiali di energia primaria contro il 36% del petrolio e il 32% del carbone. Tuttavia, mentre il petrolio è in continuo declino dal massimo di 47% raggiunto nel 1975 e il carbone si mantiene oscillante attorno al 30%, per il gas naturale è possibile prevedere ulteriori aumenti a valori anche prossimi al 30%. Dipende anche dal futuro dell’energia nucleare, ferma al 6% da due decenni e dallo sviluppo delle altre fonti, soprattutto rinnovabili, addirittura in calo in termini di incidenza negli ultimi anni, sopraffatte dal dilagare delle fonti fossili nei PVS.
Questa forte crescita è avvenuta quasi in sordina, all’ombra dello sviluppo dell’energia nucleare e delle fonti rinnovabili, che catalizzavano l’attenzione dagli anni settanta in poi, con motivazioni varie che spaziavano dalla necessità di sopperire alla supposta scomparsa del petrolio, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla protezione dell’ambiente. Il successo del gas naturale non sorprende, visto il suo basso livello di inquinamento ambientale rispetto al carbone e al petrolio, la sua facilità d’uso, versatilità e relativa convenienza economica.
L’unico neo riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti dovuta alla rigidità delle infrastrutture e al significativo rischio dei maggiori paesi fornitori. Le importazioni di gas sono infatti vincolate da collegamenti fissi di reti di trasporto su lunghe distanze, di impianti di liquefazione e di rigassificazione che richiedono ingenti investimenti e più o meno lunghi tempi di realizzazione. Lo stato di rischio è attestato dalle interruzioni delle forniture di gas russo all’Europa negli ultimi anni ma anche in altre zone del mondo. Nell’Unione europea il problema viene affrontato con lo sviluppo di un Mercato unico che favorisca la diversificazione dei fornitori, lo sviluppo di adeguata capacità di stoccaggio, il ricorso a molteplici punti di accesso, la creazione di reti interconnesse e snodi di scambio tra le diverse fonti di gas, in modo tale da coprire l’intero territorio.
Negli anni sessanta dell’ultimo secolo il gas naturale costituiva appena il 15% dei consumi a livello mondiale, di cui l’86% negli Stati Uniti e Unione Sovietica, ancora oggi i principali produttori mondiali. Nella maggior parte dei paesi produttori il gas naturale rappresentava un problema più che una soluzione, in quanto molto spesso associato al petrolio, la fonte dominante dell’epoca. Dato che non esisteva ancora un vero mercato, al di fuori degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, né erano disponibili le infrastrutture (gasdotti e terminali) per il trasporto, il gas risultante dalla produzione del petrolio doveva essere re iniettato nei pozzi (soluzione usata negli USA) o liberato nell’atmosfera (soluzione più facile e meno costosa adottata in URSS).
Con la costruzione in grande stile dei gasdotti internazionali, avvenuta a partire dagli anni settanta, si aprono i mercati europei, riforniti con gas prima dalla Russia, poi dall’Algeria e quindi dal Mare del Nord. Sul finire degli anni ottanta, dopo nemmeno un quarto di secolo, il consumo di gas era triplicato a livello mondiale, con punte di sette e otto volte i consumi degli anni sessanta in Europa e nei paesi in via di sviluppo, seppure partendo da valori molto bassi. L’analogo rapporto superava un fattore cinque in URSS poco prima del crollo nel 1991. La crescita risulta bassa solo in USA dove, tuttavia, gli usi del gas erano già molto diffusi negli anni sessanta, coprendo circa un terzo dei consumi di energia primaria del paese.
L’era d’oro del gas naturale era già nell’aria alla metà degli anni novanta, da quando le riserve provate di gas naturale raggiungevano quelle del petrolio, rimanendo più o meno appaiate con queste fino al giorno d’oggi. Da almeno due decenni i consumi di gas stavano crescendo con una dinamica visibilmente maggiore rispetto a quella del petrolio: 4,5% contro 2,9% medio annuo. Ovvero, in quel lasso di tempo mentre i consumi mondiali di petrolio erano appena raddoppiati, quelli del gas si erano moltiplicati per sette. A fronte di questo vertiginoso aumento, il gas naturale era tutt’altro che in via di esaurimento. Le aggiunte alle riserve erano di anno in anno superiori ai consumi e la vita residua (calcolata come rapporto tra riserve provate e consumo) era pertanto in aumento. Da 36 anni nel 1960 la vita residua delle risorse aumentava a 60 anni nel 1990. Per confronto quella del petrolio, oscillava attorno a una media di 30 anni.
Via via con l’avvento delle navi metaniere, le prime già negli anni sessanta, si animano anche le rotte di trasporto marittime dall’Indonesia, dal Medio Oriente e più recentemente dall’Australia verso i mercati asiatici, dall’Africa e dai Caraibi verso il Nord America e l’Europa. Nel 2005, poco prima della crisi finanziaria, il consumo mondiale oltrepassava di quattro volte quello di quarant’anni prima; nell’Unione europea era aumentato di undici volte e nei paesi in via di sviluppo era proiettato a un aumento di oltre venti volte nel giro di un quinquennio. Inoltre, era in atto una ripresa della crescita anche nei paesi dell’ex URSS.
Oggi il gas naturale copre il 24% dei consumi mondiali di energia primaria contro il 36% del petrolio e il 32% del carbone. Tuttavia, mentre il petrolio è in continuo declino dal massimo di 47% raggiunto nel 1975 e il carbone si mantiene oscillante attorno al 30%, per il gas naturale è possibile prevedere ulteriori aumenti a valori anche prossimi al 30%. Dipende anche dal futuro dell’energia nucleare, ferma al 6% da due decenni e dallo sviluppo delle altre fonti, soprattutto rinnovabili, addirittura in calo in termini di incidenza negli ultimi anni, sopraffatte dal dilagare delle fonti fossili nei PVS.
Questa forte crescita è avvenuta quasi in sordina, all’ombra dello sviluppo dell’energia nucleare e delle fonti rinnovabili, che catalizzavano l’attenzione dagli anni settanta in poi, con motivazioni varie che spaziavano dalla necessità di sopperire alla supposta scomparsa del petrolio, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla protezione dell’ambiente. Il successo del gas naturale non sorprende, visto il suo basso livello di inquinamento ambientale rispetto al carbone e al petrolio, la sua facilità d’uso, versatilità e relativa convenienza economica.
L’unico neo riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti dovuta alla rigidità delle infrastrutture e al significativo rischio dei maggiori paesi fornitori. Le importazioni di gas sono infatti vincolate da collegamenti fissi di reti di trasporto su lunghe distanze, di impianti di liquefazione e di rigassificazione che richiedono ingenti investimenti e più o meno lunghi tempi di realizzazione. Lo stato di rischio è attestato dalle interruzioni delle forniture di gas russo all’Europa negli ultimi anni ma anche in altre zone del mondo. Nell’Unione europea il problema viene affrontato con lo sviluppo di un Mercato unico che favorisca la diversificazione dei fornitori, lo sviluppo di adeguata capacità di stoccaggio, il ricorso a molteplici punti di accesso, la creazione di reti interconnesse e snodi di scambio tra le diverse fonti di gas, in modo tale da coprire l’intero territorio.

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