lunedì 19 dicembre 2011

Consumo di territorio, le riflessioni di Ravenna virtuosa dopo "Report"

Fonte: faenzanotizie.it
"Dopo aver ritirato il progetto di una centrale a biomasse da 30 Mw simile a quella che PowerCrop vorrebbe costruire a Russi e per non portare a casa un diniego, la Paer, società appartenente alla 'galassia' della Tampieri Financial Group e il cui amministratore delegato è lo stesso Giovanni Tampieri, pare abbia presentato il progetto di una centrale a biomasse a olio vegetale che dovrebbe essere costruita nei pressi o addirittura all'interno dell'Azienda Biologica 'Marani' a Ravenna". Parte da qui la riflessione di Cinzia Pasi e Roberta Babini di Ravenna Virtuosa / Clan-Destino.

"Un ulteriore progetto da poco meno di 1 Mw che gode di procedura 'semplificata' espletabile da parte della Provincia, un ulteriore progetto che con le emissioni dei suoi motori finirà per ammorbare ulteriormente la già compromessa  situazione dell'aria della nostra provincia, un impianto costruito in nome dei  grandi profitti derivanti dalla produzione e vendita dell'energia".

"Ormai è un dato di fatto che a livello nazionale non vi possono essere biomasse sufficienti per sfamare questo tipo di impianti che a centinaia vengono presentati ovunque da imprenditori che ora non esitano a varcare i confini nazionali,  sbarcare in paesi sottosviluppati per acquisire o affittare a prezzi irrisori il terreno per la produzioni agricole a scopo a scopo energetico. E' accaduto anche a una delle società di 
Tampieri che, per circa 2 euro di affitto all'anno all'ettaro, pare abbia sottoscritto un contratto per 20mila ettari di terreno in Senegal per produrre girasole, materia prima a basso costo, che, come affermato dallo stesso Tampieri in una intervista, potrebbe essere trasformato in carburante per alimentare  con ogni probabilità i nuovi motori ad olio vegetale, che vanno ad aggiungersi  alla centrale a combustione divenuta ormai simbolo della città di Faenza, quasi offuscando la storica produzione di ceramica artistica".

"Ma come verrà giustificata la filiera corta del combustibile per il nuovo impianto Paer? La corsa alle biomasse sta portando  ad un fenomeno ormai globale noto come 'land grab', accaparramento di terre, ed avrà lo stesso impatto che la produzione di biocarburanti ha avuto sulle foreste tropicali, divorando terreni agricoli destinati alla produzione del cibo. A oggi gli esseri umani usano un quarto delle risorse di biomassa del pianeta terra per i bisogni primari come nutrirsi, riscaldarsi e costruirsi un riparo. Nel nome della green economy le industrie stanno andando ad utilizzare sempre maggiori quantità di biomasse costituite da vegetali di varia natura".

"Tutto questo ci  viene venduto come un cambiamento benefico verso paesi poveri, dove gli industriali per pulirsi la coscienza, a fronte di milioni di euro incamerati, vantano la costruzione di pozzi, scuole o moschee, ma altro non è che  l'ennesima appropriazione di una nuova fonte di ricchezza ad opera 'del nord del mondo' più ricco verso il sud dei più poveri. Gli impianti a biomasse non potranno che portare la distruzione della nostra agricoltura e ulteriore povertà nel resto del mondo".

"Ci meraviglia quindi la presenza all'interno della Paer di agricoltori che vivono di quel che produce la terra e che di essa dovrebbero avere rispetto, di  personaggi quale pare essere il presidente del Consorzio agrario di Ravenna e di persone legate a un noto padre missionario della nostra zona. La questione delle biomasse non è più solo un' emergenza ambientale o sanitaria, ma sta diventando anche una emergenza umanitaria e morale. Il nuovo progetto Paer non sarà soggetto ad autorizzazione comunale ma - concludono - alla luce delle implicazione sia ambientali che morali che ne deriveranno, riteniamo debba necessariamente divenire oggetto di confronto e discussione da parte delle forze politiche presenti sia in consiglio comunale che provinciale".

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